martedì 7 luglio 2026

Segnalazione da i grafici de "LaVoce.info" - l'analisi dell'Upb sull'impatto del PNRR sull'economia italiana

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza si chiuderà il 30 giugno e un recente studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha stimato l’impatto che ha avuto finora sull’economia italiana e quello che potrebbe avere nei prossimi anni.

Il programma europeo Next Generation Eu, varato a livello europeo per rispondere alla crisi pandemica del 2020, è stato gestito a livello nazionale dal Pnrr, piano al quale sono stati assegnati circa 200 miliardi al fine di porre in essere una serie di riforme: i miglioramenti finora più significativi si riscontrano soprattutto in una maggiore efficienza della pubblica amministrazione (sic!, n.d.r.), che ha dovuto avviare progetti e investimenti in tempi molto rapidi per ottenere i fondi europei. Resterà da vedere se questi risultati rimarranno nel lungo periodo, anche una volta terminati i progetti del Piano.

È più difficile e incerto stimare gli effetti sul Pil. L'Ufficio parlamentare di bilancio ne ha stimato l'impatto negli anni tra il 2021 (ossia quello della sua introduzione) e il 2030. Il tutto paragonandolo a uno scenario controfattuale, ossia l'andamento ipotetico che l'economia italiana avrebbe registrato se il Pnrr non fosse mai esistito. 
L'andamento cumulato, che guarda all'effetto complessivo dei flussi finanziari accumulati anno dopo anno, mostra come l'impatto sia stato positivo nella prima metà del decennio. La spinta progressiva ha portato al picco massimo proprio nel 2026, anno di scadenza formale del Piano, in cui la ricchezza nazionale stimata risulta superiore dell'1,8 per cento rispetto allo scenario senza riforme e investimenti europei. Si tratta comunque di un valore piuttosto esiguo. Inoltre, dopo il 2026 l'effetto propulsivo degli investimenti diretti tenderà inevitabilmente a esaurirsi. Questo ridurrà l'impatto positivo sul Pil nel resto del decennio, lasciando comunque un bilancio complessivo leggermente positivo: nell’intero periodo, la crescita media della ricchezza nazionale attribuibile al Pnrr si attesterà su un modesto 1,1 per cento.

Mostra una tendenza più ambivalente la linea blu, che rappresenta la crescita annuale aggiuntiva, mostrando periodi in cui l'economia senza Pnrr corre a un ritmo superiore rispetto alla versione con il Piano. Nei primi anni (2021-2023) la spinta iniziale è stata costante, seguita da una temporanea contrazione nel 2024 e da un successivo incremento alla scadenza dei progetti nel 2026, anno in cui gli effetti del Pnrr porteranno a una crescita del Pil dello 0,6 per cento. È un risultato modesto ma buono: la crescita stimata per quest’anno è dello 0,5 per cento, il che significa che senza Pnrr l’economia sarebbe stata in recessione.
 
 

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