martedì 7 luglio 2026

La Commissione presenta il piano d'azione dell'UE sulla cibersicurezza e l'intelligenza artificiale | Plasmare il futuro digitale dell'Europa

 

La Commissione europea ha presentato un piano d'azione per una risposta strutturata volta ad affrontare i rischi e a sfruttare le opportunità offerte dai modelli avanzati di intelligenza artificiale (IA) per la cibersicurezza.

Nuovi modelli avanzati di IA stanno ridefinendo la cibersicurezza. L'IA può essere utilizzata in modo improprio per identificare le vulnerabilità, automatizzare gli attacchi e aumentare la portata e la velocità degli incidenti informatici a una velocità senza precedenti.

Basandosi sul quadro giuridico unico dell'UE per l'IA e la cibersicurezza, il piano d'azione riunirà gli Stati membri, l'industria e le organizzazioni a livello dell'UE per rafforzare la cibersicurezza del nostro panorama digitale contro le vulnerabilità poste dall'IA avanzata.


 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 

Sfruttare appieno il potenziale delle donne imprenditrici in Europa - EISMEA

 
Sapevate che milioni di donne in tutta Europa stanno già promuovendo l’innovazione, la crescita e l’impatto sociale attraverso l’imprenditoria, eppure il loro pieno potenziale rimane sottoutilizzato? 
Il nostro ultimo rapporto “Donne imprenditrici in Europa – Dati, ostacoli e raccomandazioni per il sostegno” adotta un approccio completo e basato sui dati per comprendere meglio l’imprenditoria femminile in tutta Europa. 
 
Il rapporto raccoglie i dati più recenti per rispondere a domande fondamentali: 
✔️ Quante donne sono imprenditrici in Europa e dove?

✔️ In quali settori e tipi di attività sono attive?

✔️ Quali ostacoli devono affrontare nell’avvio e nella crescita di un’impresa?

✔️ Quali politiche e iniziative sono già in atto per sostenerle? 
 
Analizzando sistematicamente questi dati, il rapporto getta le basi per politiche fondate su dati concreti e soluzioni concrete che possano contribuire a costruire un ecosistema imprenditoriale più inclusivo e favorevole. 
👉 Perché dati migliori portano a politiche migliori e a un sostegno più forte per le donne imprenditrici. 
 
Scopri il rapporto completo qui: collegamento
 
Curiosità: ESTEAM (ESTEAM sta per entrepreneurship, science, technology, engineering, arts e mathematics, quindi per imprenditorialità, scienze, tecnologia, ingegneria, arti e matematica) 

Segnalazione da EuropaFacile - Ambiente e competitività: l’evoluzione delle politiche ambientali dell’UE. Dopo il Green Deal, la Commissione europea punta a integrare la transizione verde nella strategia di competitività industriale dell’Unione

Segnalazione da EuropaFacile - Ambiente e competitività: l’evoluzione delle politiche ambientali dell’UE. Dopo il Green Deal, la Commissione europea punta a integrare la transizione verde nella strategia di competitività industriale dell’Unione
 
Negli ultimi anni, la Commissione europea ha progressivamente ridefinito il rapporto tra sostenibilità ambientale e competitività industriale. Se il Green Deal europeo ha rappresentato una delle politiche faro della prima Commissione Von der Leyen, ponendo la transizione ecologica al centro dell’agenda politica dell’Unione, nell’attuale legislatura gli obiettivi ambientali vengono sempre più inquadrati nella prospettiva del rafforzamento della competitività industriale europea. (...)

Il risultato di questo cambiamento di prospettiva è una nuova narrativa europea, nella quale politiche come l’economia circolare, l’efficienza energetica e la decarbonizzazione non sono più considerate esclusivamente strumenti di tutela ambientale, ma anche strumenti per sostenere l’innovazione, ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la competitività dell’industria europea. (...) 

Segnalazione da i grafici de "LaVoce.info" - l'analisi dell'Upb sull'impatto del PNRR sull'economia italiana

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza si chiuderà il 30 giugno e un recente studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha stimato l’impatto che ha avuto finora sull’economia italiana e quello che potrebbe avere nei prossimi anni.

Il programma europeo Next Generation Eu, varato a livello europeo per rispondere alla crisi pandemica del 2020, è stato gestito a livello nazionale dal Pnrr, piano al quale sono stati assegnati circa 200 miliardi al fine di porre in essere una serie di riforme: i miglioramenti finora più significativi si riscontrano soprattutto in una maggiore efficienza della pubblica amministrazione (sic!, n.d.r.), che ha dovuto avviare progetti e investimenti in tempi molto rapidi per ottenere i fondi europei. Resterà da vedere se questi risultati rimarranno nel lungo periodo, anche una volta terminati i progetti del Piano.

È più difficile e incerto stimare gli effetti sul Pil. L'Ufficio parlamentare di bilancio ne ha stimato l'impatto negli anni tra il 2021 (ossia quello della sua introduzione) e il 2030. Il tutto paragonandolo a uno scenario controfattuale, ossia l'andamento ipotetico che l'economia italiana avrebbe registrato se il Pnrr non fosse mai esistito. 
L'andamento cumulato, che guarda all'effetto complessivo dei flussi finanziari accumulati anno dopo anno, mostra come l'impatto sia stato positivo nella prima metà del decennio. La spinta progressiva ha portato al picco massimo proprio nel 2026, anno di scadenza formale del Piano, in cui la ricchezza nazionale stimata risulta superiore dell'1,8 per cento rispetto allo scenario senza riforme e investimenti europei. Si tratta comunque di un valore piuttosto esiguo. Inoltre, dopo il 2026 l'effetto propulsivo degli investimenti diretti tenderà inevitabilmente a esaurirsi. Questo ridurrà l'impatto positivo sul Pil nel resto del decennio, lasciando comunque un bilancio complessivo leggermente positivo: nell’intero periodo, la crescita media della ricchezza nazionale attribuibile al Pnrr si attesterà su un modesto 1,1 per cento.

Mostra una tendenza più ambivalente la linea blu, che rappresenta la crescita annuale aggiuntiva, mostrando periodi in cui l'economia senza Pnrr corre a un ritmo superiore rispetto alla versione con il Piano. Nei primi anni (2021-2023) la spinta iniziale è stata costante, seguita da una temporanea contrazione nel 2024 e da un successivo incremento alla scadenza dei progetti nel 2026, anno in cui gli effetti del Pnrr porteranno a una crescita del Pil dello 0,6 per cento. È un risultato modesto ma buono: la crescita stimata per quest’anno è dello 0,5 per cento, il che significa che senza Pnrr l’economia sarebbe stata in recessione.
 
 

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