Sintesi
Le politiche strutturali e cicliche, compresa la politica monetaria, sono fortemente interdipendenti.
Le riforme strutturali accrescono sia il prodotto potenziale sia la tenuta dell’economia agli shock e pertanto assumono rilevanza per ogni banca centrale, soprattutto in un’unione monetaria.
Per i paesi dell’unione monetaria la capacità di tenuta è cruciale per evitare che gli shock generino una disoccupazione durevolmente maggiore e, nel tempo, una divergenza economica permanente.
La capacità di tenuta ha quindi ricadute dirette per la stabilità dei prezzi e non è meno importante per l’integrità dell’area dell’euro.
Per questa ragione la BCE ha spesso invocato un rafforzamento della governance comune delle riforme strutturali che renderebbe la capacità di tenuta parte del nostro DNA.
Le riforme strutturali sono altrettanto rilevanti per il loro effetto sulla crescita.
Secondo le stime, la crescita potenziale dell’area dell’euro si colloca oggi al di sotto dell’1% e dovrebbe mantenersi su livelli ben inferiori a quelli pre-crisi.
Ne consegue che una parte significativa delle perdite economiche riconducibili alla crisi diverrebbe permanente, con una disoccupazione strutturale al di sopra del 10% e un’elevata disoccupazione giovanile. Sarebbe inoltre più difficile abbattere il debito eccessivo tuttora presente in alcuni paesi.
Infine, una crescita potenziale contenuta può avere un impatto diretto sugli strumenti disponibili per la politica monetaria, poiché aumenta la probabilità che la banca centrale porti i tassi di interesse al limite inferiore e debba spesso ricorrere a misure non convenzionali per assolvere il proprio mandato.
Ma la debolezza degli andamenti di lungo periodo dell’area dell’euro offre anche un’opportunità.
Essendo molte economie lontane dalla frontiera delle migliori prassi, i benefici delle riforme strutturali sono più facilmente raggiungibili e l’entità potenziale dei benefici stessi è maggiore.
Vi è un grande potenziale inutilizzato nell’area dell’euro per conseguire livelli considerevolmente più elevati di prodotto, occupazione e benessere.
Il fatto che la politica monetaria si trovi oggi sul limite inferiore e che la ripresa sia ancora fragile non giustifica, come vorrebbero alcuni, un ritardo nel processo di riforma.
E questo perché i costi e i benefici a breve termine delle riforme dipendono in modo cruciale dalle modalità di attuazione.
Se le riforme strutturali sono credibili, gli effetti positivi possono essere rapidamente avvertiti persino in un contesto di debolezza della domanda.
Lo stesso accade se la tipologia delle riforme è scelta con attenzione.
La nostra politica monetaria accomodante implica che i benefici delle riforme si manifesteranno più celermente, creando le condizioni ideali per la loro riuscita.
È la combinazione di queste politiche di domanda e offerta che assicurerà stabilità e prosperità durature. (...)
cfr. anche: LINK https://goo.gl/419X8k
Le politiche strutturali e cicliche, compresa la politica monetaria, sono fortemente interdipendenti.
Le riforme strutturali accrescono sia il prodotto potenziale sia la tenuta dell’economia agli shock e pertanto assumono rilevanza per ogni banca centrale, soprattutto in un’unione monetaria.
Per i paesi dell’unione monetaria la capacità di tenuta è cruciale per evitare che gli shock generino una disoccupazione durevolmente maggiore e, nel tempo, una divergenza economica permanente.
La capacità di tenuta ha quindi ricadute dirette per la stabilità dei prezzi e non è meno importante per l’integrità dell’area dell’euro.
Per questa ragione la BCE ha spesso invocato un rafforzamento della governance comune delle riforme strutturali che renderebbe la capacità di tenuta parte del nostro DNA.
Le riforme strutturali sono altrettanto rilevanti per il loro effetto sulla crescita.
Secondo le stime, la crescita potenziale dell’area dell’euro si colloca oggi al di sotto dell’1% e dovrebbe mantenersi su livelli ben inferiori a quelli pre-crisi.
Ne consegue che una parte significativa delle perdite economiche riconducibili alla crisi diverrebbe permanente, con una disoccupazione strutturale al di sopra del 10% e un’elevata disoccupazione giovanile. Sarebbe inoltre più difficile abbattere il debito eccessivo tuttora presente in alcuni paesi.
Infine, una crescita potenziale contenuta può avere un impatto diretto sugli strumenti disponibili per la politica monetaria, poiché aumenta la probabilità che la banca centrale porti i tassi di interesse al limite inferiore e debba spesso ricorrere a misure non convenzionali per assolvere il proprio mandato.
Ma la debolezza degli andamenti di lungo periodo dell’area dell’euro offre anche un’opportunità.
Essendo molte economie lontane dalla frontiera delle migliori prassi, i benefici delle riforme strutturali sono più facilmente raggiungibili e l’entità potenziale dei benefici stessi è maggiore.
Vi è un grande potenziale inutilizzato nell’area dell’euro per conseguire livelli considerevolmente più elevati di prodotto, occupazione e benessere.
Il fatto che la politica monetaria si trovi oggi sul limite inferiore e che la ripresa sia ancora fragile non giustifica, come vorrebbero alcuni, un ritardo nel processo di riforma.
E questo perché i costi e i benefici a breve termine delle riforme dipendono in modo cruciale dalle modalità di attuazione.
Se le riforme strutturali sono credibili, gli effetti positivi possono essere rapidamente avvertiti persino in un contesto di debolezza della domanda.
Lo stesso accade se la tipologia delle riforme è scelta con attenzione.
La nostra politica monetaria accomodante implica che i benefici delle riforme si manifesteranno più celermente, creando le condizioni ideali per la loro riuscita.
È la combinazione di queste politiche di domanda e offerta che assicurerà stabilità e prosperità durature. (...)
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