Mascherine: facciamo chiarezza | Italia
(....) I dispositivi di protezione individuale sono solitamente soggetti a procedure di certificazione complesse, in quanto è essenziale assicurarsi che svolgano appieno la loro funzione protettiva.
L’emergenza in corso è chiaramente incompatibile con le ordinarie procedure amministrative. Snellire e sveltire i processi di certificazione è un passaggio fondamentale per permettere la riconversione alla produzione di questi dispositivi, purché si garantisca allo stesso tempo la massima sicurezza e protezione per gli operatori sanitari. Per questo, per sostenere le autorità sanitarie, la protezione civile e le imprese che hanno generosamente riconvertito le loro produzioni, già il 13 marzo la Commissione ha adottato una Raccomandazione che permette di semplificare il processo di certificazione mantenendone l’accuratezza.
L’attuazione della Raccomandazione spetta ora agli organismi preposti alla vigilanza del mercato, che ora più che mai devono garantire un controllo dei dispositivi immessi sul mercato.
Per facilitare ulteriormente il lavoro degli operatori sul terreno, la Commissione europea ha anche adottato linee guida e messo gratuitamente a disposizione norme armonizzate europee per uso da parte di qualunque operatore interessato a produrre dispositivi medici e dispositivi di protezione personale (https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_502; https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_522).
Inoltre, e al fine di offrire ulteriore supporto ai sistemi sanitari nazionali e alle aziende produttrici di materiale protettivo e attrezzatura medica, alla fine di marzo la Commissione si è dotata di una ‘Clearing House’ che risponde direttamente al Commissario Breton. Questa struttura, a cui partecipano diversi servizi della Commissione, monitora la domanda e l’offerta di materiali di protezione e dispositivi medici in tutta Europa, facilitando l’incontro e la sinergia tra produttori e compratori e offre consulenza legale e tecnica ad aziende europee e di paesi terzi interessate ad esportare in Europa. (...)
(....) I dispositivi di protezione individuale sono solitamente soggetti a procedure di certificazione complesse, in quanto è essenziale assicurarsi che svolgano appieno la loro funzione protettiva.
L’emergenza in corso è chiaramente incompatibile con le ordinarie procedure amministrative. Snellire e sveltire i processi di certificazione è un passaggio fondamentale per permettere la riconversione alla produzione di questi dispositivi, purché si garantisca allo stesso tempo la massima sicurezza e protezione per gli operatori sanitari. Per questo, per sostenere le autorità sanitarie, la protezione civile e le imprese che hanno generosamente riconvertito le loro produzioni, già il 13 marzo la Commissione ha adottato una Raccomandazione che permette di semplificare il processo di certificazione mantenendone l’accuratezza.
L’attuazione della Raccomandazione spetta ora agli organismi preposti alla vigilanza del mercato, che ora più che mai devono garantire un controllo dei dispositivi immessi sul mercato.
Per facilitare ulteriormente il lavoro degli operatori sul terreno, la Commissione europea ha anche adottato linee guida e messo gratuitamente a disposizione norme armonizzate europee per uso da parte di qualunque operatore interessato a produrre dispositivi medici e dispositivi di protezione personale (https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_502; https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_522).
Inoltre, e al fine di offrire ulteriore supporto ai sistemi sanitari nazionali e alle aziende produttrici di materiale protettivo e attrezzatura medica, alla fine di marzo la Commissione si è dotata di una ‘Clearing House’ che risponde direttamente al Commissario Breton. Questa struttura, a cui partecipano diversi servizi della Commissione, monitora la domanda e l’offerta di materiali di protezione e dispositivi medici in tutta Europa, facilitando l’incontro e la sinergia tra produttori e compratori e offre consulenza legale e tecnica ad aziende europee e di paesi terzi interessate ad esportare in Europa. (...)


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