martedì 12 maggio 2026

Studio del JRC Ue - Benessere sociale: Stati Uniti vs Unione Europea

L'edizione di oggi della newsletter del Corriere della Sera Europe Matters, curata da Francesca Basso e Viviana Mazza (corrispondenti da Bruxelles e da Washington), è dedicata alla Studio del JRC Ue intitolato "Benessere sociale:Stati Uniti vs Unione Europea".

Potete scaricare il testo dello studio da questa pagina web: collegamento
Qui il commento allo studio del Jrc Ue contenuto nella newsletter 👇
 
"Benessere, l'Unione europea batte gli Stati Uniti. Il Pil non basta 

Il Pil non basta per valutare il benessere di una società. Dalla fine degli anni Settanta il Bhutan usa la Felicità Interna Lorda, un indice che misura sostenibilità, cultura, ambiente e buon governo. Senza spingersi fin lì, nella guerra dei numeri tra Unione europea e Stati Uniti, se non si considera solo il prodotto interno lordo, è il Vecchio Continente a vincere la sfida. E lo dimostra un nuovo studio che mette insieme salute, disuguaglianze e sostenibilità: l’Ue supera gli Usa. 

Mentre Donald Trump rivendica la supremazia economica americana come argomento principe nei suoi scontri con Bruxelles — dai dazi alle spese per la difesa, dalla tecnologia alla sovranità industriale — il Joint Research Centre della Commissione europea ha pubblicato uno studio che fa riflettere: «Societal wellbeing: US vs EU». Gli autori sono Peter Benczur, Jessica Cariboni, Shaun Mark Da Costa ed Enrico Giovannini. Il lavoro è stato presentato l’8 maggio a Bruxelles nella seconda tappa del Festival dello Sviluppo Sostenibile dedicata a «La leadership europea per il futuro: la società civile alla guida dell’Agenda post-2030», ospitato dal Gruppo organizzazioni della società civile del Comitato economico e sociale europeo e promosso dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS ETS). 

Il contenuto è una sfida al racconto trumpiano del declino europeo
. Il punto di partenza è cosa nota. Nel periodo 2010-2023, il Pil pro capite americano è cresciuto del 25%, contro il 17% dell’Ue. Un vantaggio reale, che l’amministrazione Trump non manca di esibire come prova della superiorità del modello americano — bassa tassazione, deregulation, nessuna ossessione verde — contro quello europeo, dipinto come burocratico, assistenzialista e incapace di competere. È di questa narrativa che si nutrono le pressioni tariffarie, le critiche al Green Deal e la retorica del «voi avete bisogno di noi, non viceversa».

Ma cosa succede se si smette di guardare solo al Pil? I ricercatori hanno costruito un indice composito basato su 42 indicatori — salute, istruzione, sicurezza, coesione sociale, qualità istituzionale, sostenibilità ambientale, disuguaglianze — e il risultato è molto interessante. Tra il 2010 e il 2023, l’indice complessivo di benessere attuale è migliorato di 9,5 punti percentuali nell’Ue, contro appena 1,2 negli Stati Uniti. Quando si allarga ulteriormente la prospettiva al cosiddetto benessere sostenibile e inclusivo — che incorpora la resilienza, il capitale naturale e la qualità delle istituzioni — l’Europa avanza di 4 punti mentre l’America arretra di mezzo punto.

I dati specifici sono ancora più eloquenti. Nel 2022 gli americani guadagnavano in media quasi il 30% in più degli europei. Eppure vivevano 2,5 anni in meno: aspettativa di vita di 78 anni negli Usa contro 80,5 nell’Ue. La mortalità per incidenti stradali era quasi tre volte superiore: 12,2 decessi ogni 100.000 abitanti negli Stati Uniti contro 4,4 in Europa. I suicidi, quasi identici nel 2010, sono poi calati in Europa (da 13,4 a 12,1 per 100.000 abitanti) mentre sono aumentati negli Usa (da 13,2 a 15,6). Quanto alle disuguaglianze di reddito, il rapporto tra il quinto più ricco e il quinto più povero della popolazione è 9 a 1 negli Usa, 5,3 a 1 in Europa.

Lo studio introduce anche una metrica monetaria sperimentale, il cosiddetto «reddito equivalente», che incorpora aspettativa di vita e distribuzione della ricchezza. Usando questo indicatore, l’Europa ha superato gli Stati Uniti intorno al 2010 e il distacco si è allargato da allora.

Eppure la narrativa di Trump e del mondo Maga è che l’Unione europea stia vivendo un inarrestabile declino. Il presidente americano usa il confronto economico transatlantico per bollare le politiche europee come un lusso che il Vecchio Continente non può permettersi e che rallenta la sua competitività globale: commercio, difesa, intelligenza artificiale, standard industriali sono il terreno di scontro. In questo contesto, lo studio potrebbe suonare quasi come una risposta istituzionale: il modello europeo non è il problema, è la soluzione almeno per chi voglia misurare la prosperità in modo più completo del semplice prodotto interno lordo.

Lo studio non nasconde però le criticità dell’Unione europea. Sul fronte delle «risorse per il futuro», ovvero investimenti, capitale umano, patrimonio produttivo, gli Stati Uniti mantengono un vantaggio significativo che l’Europa ha solo marginalmente ridotto. Un segnale di attenzione per il lungo periodo. E la qualità delle istituzioni è peggiorata su entrambe le sponde dell'Atlantico, con gli Usa però che mostrano il declino più marcato.

Ma la vera posta in gioco va oltre la polemica. Secondo lo studio, nel contesto dell’iniziativa delle Nazioni Unite sul «superamento del PIL» e della futura agenda post-2030, l’Europa «potrebbe assumere un ruolo guida nell’adozione di nuovi indicatori di benessere sensibili alla distribuzione della ricchezza e alla sostenibilità, contribuendo a definire politiche economiche più inclusive, equilibrate e rispettose dei limiti del pianeta». Cambiare il metro di giudizio con cui si misura il successo di una società non è neutro e modificarlo significa cambiare il racconto su chi sta vincendo e chi sta perdendo."

Potete scaricare il testo dello studio da questa pagina web: collegamento

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